L’ex aquilotto Marco Gorzegno, legatissimo ai colori bianchi, è intervenuto nel programma Spazio Spezia in programma ogni mercoledì sul canale YouTube Malati di Spezia dal 1906. L’ex terzino ha raccontato tanti aneddoti dei suoi due anni e mezzo in riva al Golfo, con un immancabile focus anche sul presente. Ecco i principali passaggi, in cui non è mancata tanta emozione nel ricordare Paolo Ponzo nel giorno del suo compleanno.
Le parole di Gorzegno
Sul suo attaccamento allo Spezia: “È stata un’esperienza entusiasmante, bellissima, ricordo tutto. La prima partita allo stadio di mio figlio ho voluto che fosse al Picco ed era la finale Spezia-Cremonese dello scorso giugno. Peccato per come sia andata, ma per lui è stato uno spettacolo incredibile e ha cantato anche l’inno, giuro”.
Sul momento dello Spezia: “Ho seguito il percorso e ci sono stati sicuramente problemi. Quando una stagione inizia male gli strascichi si portano dietro. Ad oggi il passato è passato, ora però le gare che verranno e soprattutto le tre in casa contro squadre alla portata devono far valere la legge del Picco. Poi le partite in trasferta devono dare la svolta: a Modena può esserci un risultato positivo, Castellammare è un campo tosto ma ci si può arrivare con la testa giusta. Dopo la sosta il derby con la Carrarese potrebbe davvero essere la partita della svolta. Poi si faranno i conti, secondo me servono 12-14 punti per tirarsi fuori dalla situazione”.
Sulle difficoltà al Picco: “Spezia è sempre stata una piazza con valore aggiunto al Picco. Quest’anno non è andata così e certe volte se le cose non vanno bene giocare in determinati stadi non è semplice e allora bisogna essere preparati. La maglia ha una storia importante al di là della categoria e un po’ di timore può venire: i ragazzi sono contornati da mille situazioni che noi non avevamo, tipo i social. Ci sono pressioni diverse”.
Su Donadoni e le critiche: “Vedere un allenatore che ha tanta foga può dare delle sensazioni dall’esterno, ma penso che Donadoni anche senza fare chissà quali scene possa aiutare ad arrivare alla salvezza. Capisco sia stato chiacchierato e non poco, subentrare a uno come D’Angelo non è facile anche per che ha grande esperienza. Ho sentito di tante richieste dei tifosi di cambiare, ma a 8-9 giornate dalla fine non so se può essere funzionale. I giocatori devono credere di potercela fare, il calendario non è proibitivo ma tutti devono andare oltre l’ostacolo. Bisogna mettere da parte ogni cosa personale e mettere dentro tutto quello che c’è per salvare lo Spezia. I tifosi faranno il resto”.
Su Nicola suo ex compagno: “È un uomo spettacolare, giocatore incredibile e un allenatore che sarebbe molto bello da vedere a Spezia”.
Su Ponzo: “Ogni volta che si tocca il tasto Paolo mi emoziono. Spero che Spezia possa fare come a Modena intitolandogli una via. Ha lasciato un vuoto enorme, era una persona squisita e un compagno che faceva capire perché bisognava giocare a pallone in un certo modo. Lo faceva con gli atteggiamenti e non con le parole, me lo sono portato dietro questo modo di essere, di lavorare e di interpretare questo sport. Quella frase delle maglie è impressa nei nostri cuori, mi emoziona. Non mancava mai, anche quando non giocava. Spero di essere stato 1/10 di lui”.
Sui tanti ricordi: “Si poteva entrare in quel gruppo solo con la testa giusta. Era stata una squadra di amici, il gruppo Whatsapp che abbiamo ancora lo dimostra. Il mio ricordo più bello? Nel bene e nel male sono tutti i due anni e mezzo giocati a Spezia, da quando mi hanno chiamato a quando sono andato via. Era una sfida impegnativa, da quel primo contatto non ho mai avuto dei ripensamenti ed è venuto naturale. Se lo Spezia si fosse iscritto in C sarei rimasto”.
Sulla partita al Picco con la Juventus: “Prima della partita entrò Camoranesi e guardò il campo dicendo “Ma dove sono finito…”,allora io ho pensato che avrei fatto una grande partita. Grazie a quella non voglia di Camoranesi abbiamo fatto bella figura io e Do Prado (ride n.d.r.) al cospetto di grandissimi campioni”.

