In merito all’esclusione dell’Italia per la terza volta dal Mondiale, ai microfoni de Il Secolo XIX oggi in edicola si è espressa la bandiera aquilotta Gianni Di Staso, che da tempo cura il talento del calcio locale. “C’è troppa ansia nel cercare i risultati, i ragazzi devono giocare più liberamente. Manca la personalità nel saltare l’avversario e giocare con serenità. Forse – aggiunge – si privilegia troppo la tattica rispetto alla fantasia del singolo“.
Cosa serve
Di Staso racconta di avere avuto alle sue dipendenze Alessandro Cesarini, che professionista è diventato: “Non gli ho mai chiesto di passare la palla, l’ho sempre lasciato esprimersi secondo la sua creatività. Bisogna cambiare la mentalità, se uno merita di giocare non va soffocato“. Oggi si privilegiano costruzione dal basso, scelte di gioco obbligatorie che non pagano: “Il gioco non vale la candela, sono più i benefici o le disgrazie di tutto ciò?“. Chiude Di Staso: “La mentalità è sbagliata, una volta ci fischiavano se tornavamo indietro al portiere invece di giocare verticalmente. Nelle giovanili ci vorrebbero anche maestri di tecnica“.

