Torna a parlare il presidente dello Spezia Charlie Stillitano e lo fa attraverso il podcast The Joy of Football, nel quale racconta tanti aneddoti della sua esperienza nel mondo del pallone ma si sofferma anche sul suo attuale incarico da dirigente aquilotto. Un momento sicuramente difficile, culminato negli ultimi disordini dopo la sconfitta di Carrara. Ecco alcuni dei passaggi più interessanti.
Le parole di Stillitano
Sul calcio italiano: “Un’esperienza per ora molto affascinante, perché in un anno ho imparato moltissimo. Ma si sente dire spesso che si spende tanto tempo nella tattica, con tanta disciplina nei settori giovanili. Tutto poi si perde ed è un problema storico: non si riesce a far giocare i giovani. Guardate la B, ci sono sette squadre nuove ogni stagione e in questo modo è difficile far giocare i giovani”.
Sul modello Spezia: “Ogni settimana almeno metà squadre giocano con la pressione di non finire in C, visto che poi è molto difficile risalire. Molti tendono a giocare con elementi di maggior esperienza, perché il sistema spinge a far giocare il capitano della nazionale bulgara o polacca invece di un ragazzo italiano? La risposta è semplice: non ci si può permettere di finire in C”.
Sul momento: “Donadoni se n’è andato, sentiva che la squadra aveva bisogno di una scossa. È tornato l’allenatore di inizio stagione e penso che tornerà a schierare i suoi vecchi giocatori. Abbiamo giovani come Romano, Comotto, Vlahovic e prima anche Jack. Sono tutti in prestito dalla A, ma pochi in B li farebbero giocare oggi. I primi due sono molto bravi in potenza e a Donadoni va dato il merito di avere avuto coraggio di fare giocare. Ma oggi, vista la situazione difficile, D’Angelo sceglierà i veterani. I bravi giocatori vanno fatti giocare, ma per fare un esempio: abbiamo uno dei portieri della Nazionale Under 21 italiana ma poi il mio DS e il mio AD mi chiedono di comprare un portiere con maggiore esperienza”.
Sul fattore economico: “La Premier League si autosostiene meglio di altri insieme alla NFL. Anche la A viaggia da sola, mentre la B è sempre a sperare in maggiori contributi. E anche in A la fetta più grossa va alle big, mentre le altre annaspano. Tutto questo si ripercuote sulla B e sui giovani che non trovano spazio. Per me la soluzione è semplice: mettere un tetto massimo di tre stranieri, ma ora è tardi e in Europa le regole non lo permettono. Ma sarebbe già utile avere sempre almeno uno, due, tre italiani in campo”.
Sul momento e le tensioni: “C’è grande differenza in Italia. I tifosi in Inghilterra quando sono arrabbiati vengono allo stadio e cantano e tutto resta lì. In Italia mi hanno suggerito di non alloggiare in città perché i tifosi mi avrebbero cercato per un confronto. Io parlo con tutti, ma il pensiero di prendere una bottigliata in testa non mi aveva mai sfiorato. L’attaccamento per la squadra che c’è in Italia è incredibile, sono tutti appassionati e vogliono vincere. E io come presidente e Roberts come patron o li aiutiamo in questo o siamo inutili”.
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