C’era anche lui nella sfilata bellissima che il Picco ha salutato in occasione dei 120 anni della società in maglia bianca, il più giovane dei tanti ex chiamati a salutare lo stadio che li ha visti protagonisti di tante battaglie. Antonino Ragusa è l’ultimo rappresentante di uno Spezia che ha vissuto la gloria, passato da una rigogliosa Serie B a una incredibile e indimenticabile promozione in A. Otto reti in quella stagione, seguendo la chiamata del direttore Angelozzi, oggi nuovamente alla guida insieme a Turati. Una bella differenza la casa delle Aquile odierna rispetto a quella del passato, oltretutto con i festeggiamenti “blindati” per la pandemia del 2020.
Nino oggi studia da allenatore, ma non sa ancora cosa farà da grande: “Sto ancora aspettando una chiamata, mi sento ancora pronto per il campo” racconta. Lo abbiamo intercettato in esclusiva, per farci raccontare le sue sensazioni nel tornare in un posto del cuore e ovviamente anche per capire quante assonanze ci sono fra le Aquile di ieri e di oggi.
Antonino Ragusa in esclusiva a Spezia1906.com
Tornare al Picco che emozione è stata? I 120 anni non si festeggiano certo tutti i giorni…
Qualcosa di indimenticabile, bellissimo. Quando sono andato in campo, all’ingresso e sotto la curva ho avuto i brividi. È stata un’emozione bellissima tornare. Non tornavo a Spezia dall’ultima volta in cui abbiamo vinto il campionato…
Effettivamente anche lo stadio è un po’ cambiato.
È cambiato parecchio, a chi lavora nel club ho detto che non sembrava nemmeno di stare a Spezia. Ho visto la nuova Hospitality, il museo, tutto quanto. L’accoglienza è stata stupenda, non me l’aspettavo: ho ritrovato tifosi, persone con cui avevo lavorato e tanti che ancora mi hanno ringraziato per quella cavalcata.
Curiosa la sua storia: lei è stato un solo anno in maglia bianca ma ha vissuto emozioni a non finire. E ha rappresentato quella squadra entrata nella storia.
Sono stato una sola stagione, ma è stata quella giusta. Per me è stato un momento bellissimo da rivivere: la A era qualcosa di mai visto a Spezia ed è normale che quel gruppo lì sia rimasto impresso negli occhi di tutti i tifosi.
Oggi se le dico Spezia cosa le viene in mente?
È stato un anno complicato, per via del Covid. Ci sono stati momenti in cui abbiamo temuto che sospendessero i campionati mentre stavamo cominciando a fare veramente bene. Non volevamo che finisse prima quel campionato, siamo stati bravi a continuare quando abbiamo ripreso da dove avevamo concluso. È stata una stagione impegnativa, durata più del previsto ma è valsa la pena arrivare in fondo.
E oggi Turati (che era vice di Italiano) e Angelozzi sono tornati. Che effetto le fa ritrovare l’allenatore?
Ho trascorso due giorni in compagnia del direttore, che non vedevo da un mesetto, sto sempre bene con lui. Ho salutato il mister venerdì quando sono arrivato al Ferdeghini e abbiamo fatto due chiacchiere. Ci siamo poi presi un caffè domenica mattina e abbiamo avuto il tempo di ritrovarci. È sotto gli occhi di tutti il grande lavoro che stanno facendo, quando ci sono persone competenti i risultati si vedono e sono inevitabili. Spero che la squadra stia facendo bene come ora.
Come ha ritrovato Turati? Quali caratteristiche si vedono degli insegnamenti di Italiano?
Non ho avuto la fortuna di vedere gli allenamenti, mi sarebbe piaciuto almeno uno. Sotto l’aspetto del gioco si vede tanto la mano di Italiano, il possesso palla, la riaggressione, il pressing, ci sono tante cose che conosco bene in prima persona. Turati sta cercando di trasmettere questi concetti alla squadra di adesso, ma io ho avuto modo di giocare anche contro di lui quando era a Siracusa e io al Reggina. Ci ha messo molto in difficoltà, abbiamo perso sia all’andata che al ritorno (ride n.d.r.). Il suo Siracusa giocava benissimo e sta riportando quei concetti oggi.
Che sensazioni ha avuto dalla partita con il Gubbio? Si può parlare di fuga?
Lo Spezia sta esprimendo un calcio importante, sa imporsi in ogni partita. Contro il Gubbio non c’è stata mai sofferenza, ma non bisogna cullarsi sulle prestazioni perché i passi falsi sono sempre dietro l’angolo. Bisognerà tenere alta la concentrazione, ma penso che conoscendo sia Marco che il direttore siano ben concentrati sul non far calare l’attenzione.
Da attaccante c’è qualcuno che l’ha colpita particolarmente oppure la vera forza è il collettivo?
A me piace molto Mazzocchi, non solo per i gol che sta facendo ma anche per come fa giocare la squadra. Mi ricordo che quando giocavo da attaccante esterno avere un attaccante come lui era fondamentale: riesce a mettere in condizioni esterni e mezzali di inserirsi, prende falli e fa respirare la squadra. È una punta forte, spero che continui a fare benissimo come sta facendo.
Domenica c’è Ravenna-Spezia. Come si arriva a una partita del genere?
Sicuramente il Ravenna è l’altra squadra favorita insieme allo Spezia per la promozione diretta., ma ci metto anche Reggiana e Pescara anche se sono un po’ più indietro. Lo Spezia ha fatto benissimo nei due scontri diretti fuori casa, penso che Marco la saprà preparare benissimo e non sarà facile per nessuno. Chi avrà più qualità porterà a casa il risultato.
E lei? Quale futuro?
Sto studiando da allenatore e sto completando il corso. A breve avrò l’esame per l’abilitazione UEFA B: le lezioni sono impegnative ma conosco già tante dinamiche, bisogna approfondire qualche parte un po’ più complicata ma dopo una carriera sui campi sono già “collaudato” (ride n.d.r.). Però non ho ancora deciso se continuerò a giocare ancora.
Visto che ormai è di casa quando la rivediamo al Picco?
Spero presto! Se dovessi fare un altro anno in campo sarà difficile, altrimenti credo di tornare il prima possibile.
(Foto: Spezia Calcio)
