23 Gennaio 2026 - 09:25

Adamo: “Spezia una sfida, come la mia vita. C’è un grande gruppo”

post

Emanuele Adamo, detto Manolo, ai microfoni de La Nazione oggi in edicola si è raccontato in una bellissima intervista che analizza i contorni della sua storia, un qualcosa di sicuramente particolare sintetizzato al tatuaggio “Warrior” che porta sul collo. Perché la sua vita finora non è stata sempre rose e fiori: “Sono emerso da una situazione difficile – racconta – e sono dovuto crescere prima del tempo. Giocavo sempre a pallone per strada uscito da scuola e finché non mi chiamava la mamma stavo a giocare. A un certo punto l’amico Danilo mi portò alla scuola calcio Posillipo del presidente Somemella, che per me fu come un padre. Da lì è cominciato tutto“. E poi il soprannome, derivato dal padre che al momento della sua nascita era in Spagna: da lì lo ha sempre accompagnato.

La lunga crescita

Nella sua carriera c’è stato subito il Foggia di De Zerbi a 16 anni, poi Hercolaneum e Cerignola ma con difficoltà. “Non volevo più giocare a calcio, rischiavo di prendere una strada diversa e non bella ma ebbi la forza e la capacità di uscire da quella ‘bolla’ di Napoli e di andare avanti. Ci sono riuscito con le mie forze e ora vivo un bellissimo presente” ricorda. Nel suo percorso tanti allenatori, fra cui Toscano: un tecnico che gli ha insegnato tanto. Ora Adamo resta legatissimo alla sua famiglia di origine ma anche a quella che ha formato e al figlio Roberto.

Nuova sfida

E soprattutto c’è un presente che si chiama Spezia: “A Cesena sono stato benissimo e ho tanti amici, ma tutte le cose hanno un inizio e una fine. Ho scelto lo Spezia perché è in una situazione difficile che mi stimola e sono abituato alle sfide. Non mi piacciono le cose semplici. Qui ho amici, su tutti Artistico e vedo un grande gruppo di lavoratori. Possiamo uscire da questa situazione“. All’orizzonte la gara contro l’Avellino, sua ex squadra: “Anche lì sono stato bene, eravamo in C. Farò di tutto per far vincere lo Spezia, quando vado in campo mi trasformo. E se dovessi segnare non esulterei” spiega. E chissà che dopo Romagna mia non inizi anche a intonare l’inno delle Aquile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *