Gabriele Artistico ha saputo salire alle luci della ribalta con un grande girone di ritorno, in cui ha raggiunto la doppia cifra e ora si pone come trascinatore dello Spezia verso la salvezza. Tuttosport oggi in edicola lo ha intervistato, andando a scovare qualcosa in più del suo io e della sua storia, nata da una famiglia di calciatori come il padre e lo zio Ciccio nel quartiere di Rebibbia a Roma. “Sono nato in un quartiere popolare, sono cresciuto giocando per strada e divertendomi, ma non scordo mai da dove vengo” spiega.
Oggi è di proprietà della Lazio e in prestito in Liguria e giocare nella squadra della propria città resta un sogno: “Come la Roma è una società storica, lo capisci fin dalla scuola“. Artistico racconta tanto di sé: un diploma alberghiero poi non continuato, tante letture anche di anatomia e libri orientali, oltre al calcio come passione vera. “Io ho sempre avuto la filosofia del lavoro quotidiano, prima di firmare per la Lazio ho avuto altri passaggi e mi sono sempre accontentato di quello che avevo, consapevole di dover fare passo dopo passo” racconta.
“Spezia, avanti uniti”
Recentemente Donadoni gli ha consigliato di guardarsi i gol di Shevchenko al Milan: “È vero, me l’ha detto spesso, per me è qualcosa di irraggiungibile ma guardando si impara. Ho scelto lo Spezia senza nemmeno pensarci, conoscevo la storia del club, dello scudetto e della passione che c’è attorno ad ogni gara. Non potevo scegliere meglio di così, lo avevo detto ancora prima di segnare dieci gol” sorride. Accanto a lui papà Mario, ma anche zio Ciccio, con tutti che diventano punti di riferimento e forza e spingono a lavorare duro per non avere rimpianti. Ma anche la forza degli amici, che sono altrettanto importanti. Guardandosi attorno, il gol più bello è subito lì: “Quello con l’Entella al Picco a livello balistico, ma non ho limiti perché mi piace viverli di giorno in giorno“.
Oggi lo Spezia è in un momento difficile e ha una classifica complicata: “Ma il gruppo è sano – la certezza di Artistico – e viene per tutti prima il Noi e non l’Io. Spesso ci confrontiamo e io vedo solo compagni motivati. Prendete Cassata: è infortunato ma è come se giocasse, è un punto di riferimento“. E pensare che oggi la Lazio ha tante difficoltà in attacco, ma per il futuro ci sarà tempo: “L’interesse nei miei confronti è orgoglio, quella maglia è il sogno di tanti” conclude.

