Tutti i quotidiani oggi in edicola richiamano alla figura di Sergio Carpanesi, scomparso ieri nel pomeriggio all’età di 90 anni. La Nazione lo definisce “un pezzo di storia aquilotta che se ne va” con riferimento soprattutto alla grande impresa del 1986 e alla vittoria della C2 praticamente senza società né stipendi che lo mise nella storia. Nelle altre tre occasioni anche un sesto posto e una B sfiorata, poi la grande salvezza del 1996. Un uomo, prima che un allenatore, che resterà nelle menti di tutti. Il Secolo XIX scrive: “Ha avuto il merito di riaccendere il calcio alla Spezia a metà anni ’80, un rinascimento dopo anni di dolori sportivi. Profeta in patria ma solo da allenatore“.
Quegli aneddoti speciali
Il quotidiano genovese rievoca poi alcuni momenti della sua vita spezzina in panchina. Una volta Carpanesi si dimenticò persino di allenare: nel 1988, al Ferdeghini, alla ripresa delle sessioni il tecnico si fermò a parlare con i giornalisti dopo la sconfitta contro il Trento di Signori, sulla scelta di Peragine per marcare l’attaccante. Spiegò tutti i motivi delle sue scelte, tanto da dimenticare della seduta in programma: “Era più importante far capire che le mie mosse non erano a caso” rispose a chi fece notare che fosse ormai buio. La seduta venne diretta da Porta, allenatore dei portieri.
Carpanesi fu profeta in patria ma solo in panchina, entrato però per sempre nella storia bianca. Fautore del gioco a uomo, marcature asfissianti, ma tanto tanto carisma. Lo Spezia era a sua immagine e somiglianza, in un calcio oggi impossibile da immaginare.

