È arrivato ufficialmente ieri l’annuncio di Massimiliano Alvini come nuovo allenatore dello Spezia, un tecnico che dovrà guidare le Aquile verso la scalata alla Serie B, non semplice. Il Secolo XIX riparte dall’ufficialità e da un ambiente che ha bisogno di ossigeno e rivitalizzazione dopo un’amara retrocessione. Un protagonista nato dalla gavetta, con il fratello Valter primo sostenitore e tifoso, partito dall’azienda di famiglia che produce suole per scarpe a Fucecchio. Ovunque sia stato ha sempre lasciato un certo ricordo: la simbiosi con la gente, anche quando le cose non vanno al meglio.
Empatia
A Reggio Emilia, ad esempio, chiese di spostare la panchina di casa verso la curva, facendola invertire per stare vicino ai tifosi. A Perugia entra al meglio nelle pieghe della piazza e trova grande appoggio dei tifosi e della squadra, innamorati di lui. A Cremona, infine, in Serie A, ha in mano una squadra che gioca bene ma non vince: nonostante questo i tifosi non mancano mai di sostenerlo. Quella squadra sa rischiare e anche far vedere calcio: ha grande pressing, applica anche diverse nozioni gasperiniane, ottenendo spesso il meglio dall’ambiente.
Caratteristiche
Il quotidiano si sofferma poi sul canovaccio tattico, fondato sul Gegenpressing, ovvero corsa, forza e ritmo. Alvini dovrà rivedere qualcosa nei moduli adottati prima da Gotti e poi da Semplici, probabilmente anche negli interpreti. Kouan e Santoro (leggi qui) potrebbero essere due ideali, ma non solo. Allo Spezia serviranno un portiere (Dragowski partirà) e due attaccanti, almeno per cominciare. Se Esposito e Moro sembrano sulla buona strada, potrebbe esserci necessità di un altro viste le partenze.
