16 Aprile 2024 - 13:04

Bruno Gramaglia, il difensore che accomuna Spezia e Sampdoria

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La stessa costola, la stessa leggenda. C’è un qualcosa che accomuna ancora oggi incredibilmente Spezia e Sampdoria, a un passo del derby di sabato. Un nome, sconosciuto ai giovani, ma impresso nella memoria nei più esperti: Bruno Gramaglia, stopper della squadra di Ottavio Barbieri che vinse lo scudetto nel 1944, e solo due anni dopo primo capitano della neonata Sampdoria, in quel di Genova. Una persona schiva, seriosa, che nel 2000 accettò l’invito dello Spezia calcio, che al centro Allende, tramite l’allora presidente Zanoli ed il sindaco Pagano, aveva organizzato una manifestazione per lanciare la richiesta dello scudetto, poi divenuto onorifico.

Uno sguardo al passato

Era marzo, e Gramaglia, che viveva a Rapallo, prese il treno, giunse da solo ad 81 anni all’auditorium e riabbraccio Mario Tommaseo e Paolo Rostagno, che non vedeva dalla gara contro il Torino all’Arena di Milano, 16 luglio 1944. Era un signore del 1919 e scomparve il 2 novembre del 2005. Un’atleta fino agli ultimi giorni, visto che abitava a Rapallo in uno stabile di quattro piani.
La sua storia la raccontò quel pomeriggio alla Spezia, poco prima di intervenire sul palco. «Dovevo finire al Genoa in quel campionato di guerra, ma Ottavio Barbieri, che pur era genoano nel sangue, mi cercò per comporre la difesa dello Spezia mascherato da vigile del fuoco. Non ero convinto, ma le insistenze del tecnico mi portarono a giocare e compiere quell’impresa».
Gramaglia fece una grossa carriere da calciatore, difensore arcigno, ma il bello è che pur vivendo quella storica stagione in campo in giorni di allarmi aerei (solo 10 partite con la maglia aquilotta), ed essere stato il primo capitano della Sampdoria nel 1946 (tre stagioni da allora in blucerchiato), è soprattutto ricordato e amato a Napoli. Maglia con cui giocò qualcosa come 273 partite (294 coppe comprese), restando a lungo come quello con maggiori presenze in assoluto. Stimato dalla gente di allora sotto il Vesuvio, come dopo si amarono i Maradona o i Cavani o oggi gli Osimhen. Davanti a lui solo Antonio Juliano, Giuseppe Bruscolotti, Moreno Ferrario e Marek Hamšík più azzurri. Con il Napoli vinse il campionato di B 1949-50.

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