21 Marzo 2026 - 22:00

(Finta) miopia e dirigenza assente. Intanto la barca Spezia affonda

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Capitano, abbiamo urtato qualcosa!“. “È tutto sotto controllo, abbiamo ogni sistema di sicurezza per condurre la nave in porto“. Chissà se anche sul Titanic, nel naufragio più celebre della storia, le cose sono andate più o meno così, certo è che dopo la collisione con l’iceberg come è finita sia ben noto a tutti. Con l’obbligo di non allarmare le persone a bordo né l’equipaggio, con l’orchestra costretta a suonare fino all’ultimo istante. Dice il saggio Sacchi: “Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti“. Verissimo. Uno che Donadoni conosce bene, così come il presidente Stillitano, che da vicino ha visto l’ex CT perdere la finale a Pasadena nel ’94 contro il Brasile, proprio nel Mondiale americano.

Altro che barca in porto…

Ebbene, oggi la storia recente dello Spezia assomiglia proprio a quella della famosa crociera. Partito in pompa magna dopo aver sfiorata la A, primissimo nelle tabelle pre-campionato insieme alle retrocesse dalla massima categoria, votato al segno della continuità ha invece visto letteralmente sgretolarsi la terra da sotto i piedi settimana dopo settimana, giornata dopo giornata. Non siamo qui per fare la morale o per additare colpe, visto che fra poche giornate e a fine campionato sarà davvero tempo di bilanci, ma gradualmente anche l’obiettivo minimo del mantenimento della categoria sembra diventato un Oceano da attraversare a nuoto. E visto che “era un covo di pirati e noi siamo i loro figli“, la marittima metafora della barca in porto sembra davvero cosa lontana.

La (finta) miopia e una dirigenza assente

Quel che è peggio, qui quasi nessuno sembra rendersi conto di una cosa che è più che palese: lo Spezia rischia di retrocedere direttamente in Serie C, possibilmente anche da ultimo. Perché a poco più di 500 minuti dalla fine del torneo, l’ennesima sconfitta contro la Juve Stabia – figlia di una prova ancora una volta insufficiente nel complesso – lascia uno spiraglio sempre più flebile di portare a casa la pellaccia. Chiamiamo le cose noi con il loro nome, visto che nessuno fra proprietà, dirigenza e giocatori ha finora avuto l’ardire di pronunciare quelle due parole, che ad oggi sono un rischio concreto. Una categoria che la gente del Golfo conosce bene e che ora sembra davvero l’epilogo di una stagione sciagurata e senza appello. Prendere coscienza del problema è in realtà un primo modo per affrontarlo, ma l’idea che emerge è tutt’altra: pensare alla prossima partita, nella speranza che vada meglio, che ci sia tempo per recuperare. E intanto dalla falla entra altra acqua.

Al netto di una conferma perpetua di Roberto Donadoni in panchina – la scelta già di affidargli la squadra è apparsa fin da subito quantomeno singolare anche da molte altre latitudini – il commento e la fotografia di ogni agonizzante giornata resta solo nelle parole dell’allenatore, mandato in solitaria in conferenza stampa a giustificare gli errori suoi e di chi lo affianca. Un capitano che sta affondando insieme alla sua barca, sempre più ridotta a una zattera. Nessuno della dirigenza ci mette la faccia da mesi, il presidente arrivato dagli States prosegue nella sua convinzione, avanti con la prossima… finché ce n’è. Se sia un far finta di non vedere o una vera miopia (sarebbe ancora più grave) ad oggi sposta poco, certo è che altrove – dove forse si fa calcio in un’altra maniera – un DS poco più che trentenne si è presentato in conferenza stampa in prima persona dopo una sconfitta con il Mantova. Esordendo con queste parole: “È giusto che nel momento cruciale del campionato, in un momento non buono, ci metta la faccia io che ho scelto allenatori e giocatori negli ultimi tre anni“. Il tutto con la squadra in piena zona play-off.

Nessuno ha voglia di scherzare, perché la situazione è più seria che mai. Sei giornate in questa triste condizione sono una sofferenza per tutti e soprattutto per chi resta. Perché poi tanto la litania è sempre la stessa: i giocatori, i dirigenti e le proprietà vanno e vengono, ma la gente, i tifosi, chi ci mette cuore e soldi resta. Le ferite pure. Il record di abbonamenti anche.

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