“Capitano, abbiamo urtato qualcosa!“. “È tutto sotto controllo, abbiamo ogni sistema di sicurezza per condurre la nave in porto“. Chissà se anche sul Titanic, nel naufragio più celebre della storia, le cose sono andate più o meno così, certo è che dopo la collisione con l’iceberg come è finita sia ben noto a tutti. Con l’obbligo di non allarmare le persone a bordo né l’equipaggio, con l’orchestra costretta a suonare fino all’ultimo istante. Dice il saggio Sacchi: “Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti“. Verissimo. Uno che Donadoni conosce bene, così come il presidente Stillitano, che da vicino ha visto l’ex CT perdere la finale a Pasadena nel ’94 contro il Brasile, proprio nel Mondiale americano.
Altro che barca in porto…
Ebbene, oggi la storia recente dello Spezia assomiglia proprio a quella della famosa crociera. Partito in pompa magna dopo aver sfiorata la A, primissimo nelle tabelle pre-campionato insieme alle retrocesse dalla massima categoria, votato al segno della continuità ha invece visto letteralmente sgretolarsi la terra da sotto i piedi settimana dopo settimana, giornata dopo giornata. Non siamo qui per fare la morale o per additare colpe, visto che fra poche giornate e a fine campionato sarà davvero tempo di bilanci, ma gradualmente anche l’obiettivo minimo del mantenimento della categoria sembra diventato un Oceano da attraversare a nuoto. E visto che “era un covo di pirati e noi siamo i loro figli“, la marittima metafora della barca in porto sembra davvero cosa lontana.
La (finta) miopia e una dirigenza assente
Quel che è peggio, qui quasi nessuno sembra rendersi conto di una cosa che è più che palese: lo Spezia rischia di retrocedere direttamente in Serie C, possibilmente anche da ultimo. Perché a poco più di 500 minuti dalla fine del torneo, l’ennesima sconfitta contro la Juve Stabia – figlia di una prova ancora una volta insufficiente nel complesso – lascia uno spiraglio sempre più flebile di portare a casa la pellaccia. Chiamiamo le cose noi con il loro nome, visto che nessuno fra proprietà, dirigenza e giocatori ha finora avuto l’ardire di pronunciare quelle due parole, che ad oggi sono un rischio concreto. Una categoria che la gente del Golfo conosce bene e che ora sembra davvero l’epilogo di una stagione sciagurata e senza appello. Prendere coscienza del problema è in realtà un primo modo per affrontarlo, ma l’idea che emerge è tutt’altra: pensare alla prossima partita, nella speranza che vada meglio, che ci sia tempo per recuperare. E intanto dalla falla entra altra acqua.
Al netto di una conferma perpetua di Roberto Donadoni in panchina – la scelta già di affidargli la squadra è apparsa fin da subito quantomeno singolare anche da molte altre latitudini – il commento e la fotografia di ogni agonizzante giornata resta solo nelle parole dell’allenatore, mandato in solitaria in conferenza stampa a giustificare gli errori suoi e di chi lo affianca. Un capitano che sta affondando insieme alla sua barca, sempre più ridotta a una zattera. Nessuno della dirigenza ci mette la faccia da mesi, il presidente arrivato dagli States prosegue nella sua convinzione, avanti con la prossima… finché ce n’è. Se sia un far finta di non vedere o una vera miopia (sarebbe ancora più grave) ad oggi sposta poco, certo è che altrove – dove forse si fa calcio in un’altra maniera – un DS poco più che trentenne si è presentato in conferenza stampa in prima persona dopo una sconfitta con il Mantova. Esordendo con queste parole: “È giusto che nel momento cruciale del campionato, in un momento non buono, ci metta la faccia io che ho scelto allenatori e giocatori negli ultimi tre anni“. Il tutto con la squadra in piena zona play-off.
Nessuno ha voglia di scherzare, perché la situazione è più seria che mai. Sei giornate in questa triste condizione sono una sofferenza per tutti e soprattutto per chi resta. Perché poi tanto la litania è sempre la stessa: i giocatori, i dirigenti e le proprietà vanno e vengono, ma la gente, i tifosi, chi ci mette cuore e soldi resta. Le ferite pure. Il record di abbonamenti anche.
LE NOSTRE PAGELLE DEL MATCH
DONADONI: “NON HO VISTO CALI, SALVARSI È DIFFICILE MA NON IMPOSSIBILE”

È da tre mesi che dico che lo Spezia è in C…e comunque non ne è andata bene una: chiunque arriva è peggio di chi va via( vedi Adamo Sernicola e altri) ma realmente la cosa che fa’ più schifo è la mancanza di attaccamento alla maglia il sangue negli occhi proprio con questa scarsa tecnica calcistica che avete dimostrato…..Spero che qualche giocatore dirigente)(boh….giocatore…dirigente boh) possa leggere e pensare che più di qualcuno sta cercando di vendere l’abbonamento!!ricordo l’azionariato popolare di noi tifosi per salvare lo Spezia dal fallimento…siete riusciti a demolire, entusiasmo, passione partecipazione di parte della tifoseria siete Vergognosi!! Lo Spezia non siete voi, voi siete solo soldati di ventura contrattualisti vuoli!
Ottimo articolo. Chi dovrebbe leggerlo, se lo legge, ne faccia tesoro.
La verità è che siamo un’armata brancaleone. Le squadre avversarie ci pigliamo a pallonate, gli arbitri ci piagliano a pallonate i VAR ci pigliano a pallonate. Non vorrei sobillare e incoraggiare alla disobbedienza civile, ma anche noi tifosi dovremmo farci sentire, magari con una bella azione dimostrativa dopo il prossimo incontro al Picco, quale che sia il risultato finale. Ma chiedo è possibile che si diano due rigori in due partite, a tempo regolamentare esaurito, due penalty inesistenti (il fallo di mano di Sernicola c’è ma è una pagliacciata dare quel rigore), e nessuno richiama l’arbitro sul fallo netto su Comotto in area? Ma anche i nostri calciatori vanno a bromuro: nessuna protesta per Comotto. Quanto meno avrebbero dovuto gridare in faccia all’arrbitro per mezz’ora. Invece no. L’aplomb è ormai quello di Donadoni: bomba o non bomba stiamo arrivando in C.
Mi ripeto per l’ennesima volta, salvo Roberts perché è la persona che immette milioni e vede la “barca” affondare in C. Posso anche dare l’iniziale scusante che la vecchia proprietà aveva chiuso I rubinetti ed il mercato estivo te lo potevi scordare e capisco anche che a gennaio non era facile invogliare certi giocatori a venire in una situazione già difficilissima, ma di sicuro siamo riusciti a creare un’armata brancaleone senza arte né parte e soprattutto si doveva interpellare un allenatore da fuoco e fiamme che conoscesse la categoria, non un mister fermo da oltre 4 anni e che sembra non dare segni di vita. Su queste cose tutta la dirigenza ha FALLITO e vediamo se a fine campionato avranno il coraggio di presentarsi e prendersi le colpe, non solo i soldini a fine mese. Ritengo grave anche che questi stessi dirigenti non abbiano detto una parola sugli ultimi episodi arbitrali, che di certo hanno ben indirizzato i risultati, tenendo sempre presente comunque, che sono i nostri giocatori ad aver prodotto una classifica indegna frutto delle altrettanto indegne prestazioni da loro fatte.