La situazione dello Spezia Femminile diventa un caso. Nei giorni scorsi, il comparto in rosa delle Aquile aveva lanciato un lungo appello alla società per la decisione di non iscrivere la Prima Squadra in Eccellenza dopo la retrocessione degli uomini in C, riscuotendo tanta vicinanza. Fra i tanti endorsements arrivati, c’è anche quello di Maura Fabbri, una delle pioniere del calcio femminile italiano: nata a Genova ma residente a Lerici per tanti anni, ai microfoni de Il Secolo XIX ha lanciato un grido altrettanto forte. “Mi spiace molto, spero che qualcosa di muova. Spero che la società ci ripensi o che i calciatori intervengano, che la Federazione si interessi. Il calcio femminile merita di più. All’estero è diverso, qui siamo ancora nell’ombra dell’universo maschile e non è un caso se molte ragazze decidono di andare all’estero. In Italia ci sono troppe difficoltà, società che si ritirano, atlete che lasciano. Altrove non è così” commenta amaramente.
E lo Spezia? Prende tempo
Intanto, scrive ancora il quotidiano, si attendono posizioni ufficiali dallo Spezia Calcio, impegnato nel restyling societario. Ad ora, infatti, non ci sarebbero ancora decisioni ufficiali in merito alla dismissione del movimento femminile ma se ne parlerà a giorni. E anche la forte presa di posizione delle calciatrici sarebbe arrivata senza riscontri oggettivi o posizioni definite da parte del club. Il punto interrogativo, però, resta eccome: è evidente come lo Spezia debba limare i costi interni, ma i 40-50.000 euro di costo faranno la differenza? In C (a differenza delle categorie superiori) non c’è obbligo di schierare una formazione femminile e gli introiti derivati sono certamente inferiori al maschile, ma la questione diventa ora di attualità anche sul piano sociale. Nei prossimi giorni arriverà una decisione, in un senso o nell’altro.

