22 Giugno 2026 - 15:03

Marani: “Il calcio è allo sfacelo. Seconde squadre da ripensare”

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A margine della giornata che deciderà il nuovo presidente FIGC, anche il numero 1 della Serie C Matteo Marani ha preso la parola per fare il punto sullo status del nostro calcio e della Lega Pro. Il piano di rilancio del movimento deve prevedere riforme ad hoc e novità importanti, nel segno di un’inversione di tendenza necessaria. Ecco alcuni dei principali estratti.

Le parole di Marani

Sul momento: “Siamo di fronte a uno sfacelo, difficile prendersela con qualcuno in particolare. Qui non ha funzionato nulla negli ultimi anni e invece che scaricare responsabilità servirebbe serietà maggiore. Il declino dura da 30 anni: la A elargisce 249 milioni agli agenti, 10 volte di quanto arriva alla C. Il calcio è stanco e vecchio, prima i Paesi emergenti studiavano a Coverciano, ora vanno altrove”.

Sulla Lega Pro: “Noi facciamo la nostra parte, lontani dai giochi di palazzo. Dopo la Bosnia si chiedeva un ex calciatore per rilanciare il movimento e ricordo che il nostro vice-presidente è Zola. Lui è stato l’unico a firmare la riforma sui giovani ed è strano come anche il presidente Mattarella si sia reso conto del suo lavoro e non il movimento calcio. Nessun imprenditore della C chiude in attivo il bilancio come fanno nelle categorie superiori. Qui si fa tutto in rimessa per amore e passione”.

Sui giovani: “Qualcuno ha spinto per abolire il vincolo e innalzare a 20 anni l’età della Primavera. È un’eresia. Noi quest’anno puntiamo al salary cap, vogliamo rivedere i talenti del calcio italiano e le giocate dei campioni”.

Sul numero di squadre professionistiche: “Non abbiamo mai alzato barriere. La C è scesa da 120 squadre a 90, poi a 60 e adesso a 57 più tre seconde squadre. Queste ultime vanno ripensate, altrimenti si offende la grande disponibilità di alcuni club. La Serie C è disponibile a patto che un sacrificio riguardi tutti e non solo la Lega Pro”.

Sulle difficoltà: “Quando sento i club di A trattarci con disprezzo credo si sia anche miopi. In Inghilterra i diritti TV si vendono in collaborazione con le serie minori, la massima categoria italiana ha piena autonomia per concorrere all’estero. Sarebbe giusto investire l’1% dei ricavati dalle scommesse su vivai e non su stranieri con più di 30 anni. Speriamo che si apra una nuova finestra”.

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