Grosseto-Spezia è stata la gara dei confronti, principalmente fra la concezione di un decano degli allenatori come Indiani (72 anni e 47 in panchina) e di un giovane in rampa di lancio come Turati. Il tecnico di Certaldo ha sempre saputo reinventarsi e ammodernare il suo calcio, trovando 12 promozioni in carriera e modellando una squadra neopromossa e zeppa di giovani con il 4-2-3-1 e il grande apporto di Fiorini e Fabri. Il suo collega spezzino si è messo a specchio, scegliendo ancora Candelari e Joselito come perni di mediana e gli inserimenti di Cazzadori e Cardinali.
La chiave tattica
Come spiega bene Il Secolo XIX, lo Spezia imposta la gara in modo aggressivo andando a cercare di rubare palla nella costruzione dal basso degli avversari e l’aiuto del folletto Florenzi. La squadra di Turati appare coraggiosa, brava ad inserirsi in una difesa di casa molto alta e dotata di buon possesso palla. Parallelamente, il Grosseto sfrutta i fisiologici spazi lasciati liberi dagli avversari, con una linea difensiva molto alta e votata all’uno contro uno. L’obiettivo è riconquistare subito la palla, accorciando le distanze fra i reparti e andando in profondità. Però nella ripresa i neri perdono lucidità e si allungano, vanno in affanno: e alla fine basta una verticalizzazione per mandare a bersaglio Fiorini.
TURATI: “OGGI UN PUNTO DI PARTENZA, MA VOGLIO DI PIÙ DA TUTTI”
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