Marco Turati, fra i principali interpreti del magic moment dello Spezia, in una lunga intervista a Il Secolo XIX ha parlato del progetto che il club bianco gli ha prospettato per riportare le Aquile al più presto in Serie B. Il percorso cominciato fa ben sperare per il giovane allenatore (classe 1982, nato pochi mesi prima della vittoria azzurra al Mondiale), che nella sua crescita deve molto al maestro Vincenzo Italiano. Nato sul Lago di Como e cresciuto fra i motori, ha cominciato da attaccante prima di arretrare in difesa, rigorosamente con tanto pallone per strada. Poi il Verona a 17 anni, con Prandelli e Malesani, poi Ventura per farlo sbocciare definitivamente prima del lungo infortunio al ginocchio: “Nel 2006/’07 ero titolare, se non fosse stato per quel play-out con lo Spezia forse sarebbe andata diversamente. Una sconfitta che è rimasta un chiodo fisso per anni, avevamo fatto una grande rimonta e meritavamo la salvezza. Anche allora il Picco spinse fortissimo” racconta. Nella sua carriera anche l’accusa per scommesse: “Sono stato ingenuo, dovevo dare peso a certe cose. Sbagliai a fare certe cose, fui immaturo e mi è servito per capire i valori veri in un mondo ovattato come quello del calcio” spiega.
Il maestro Italiano
Oggi Turati fa l’allenatore: “Non ho mai abbassato la testa nella vita, ho trovato anche persone che mi hanno dato una mano come mia moglie Serena e i miei due figli. Oggi leggo tanto, fra biografie di grandi allenatori, anche digitali. Cerco di strappare qualche frase e concetto, magari da usare anche nel ruolo che ricopro“. Poi è arrivato il rapporto con Vincenzo Italiano: “Vieni nel mio staff, dove vai con quel ginocchio che non stai più in piedi. Ho accettato seguendolo e sposando in pieno l’idea di calcio“. Una delle squadre che a memoria ha giocato meglio nella storia recente delle Aquile: “Vincenzo disse che o giocavamo così o non avremmo avuto chances di salvezza. Una filosofia che spiego ai miei oggi: se aspettiamo Pescara, Reggiana, Ravenna, ne usciamo male perché hanno maggiore esperienza. Meglio se li teniamo distanti dalla porta“. Ancora su Italiano: “Ha avuto enorme coraggio, ha fatto grandi cose a Spezia e Firenze, poi ho scelto di andare da solo“.
Lo Spezia a sua immagine
Infine, Turati si concentra sulla nuova avventura con un gioco già ben riconoscibile: “Non usciamo dal binario. In campo a Pescara c’erano cinque calciatori appena retrocessi, che non erano protagonisti nelle rispettive squadre e lottavano per sopravvivere e non per dominare le partite. Sono giovani e sono qui per accompagnarli“.

