Recita un famoso detto: la calma è la virtù dei forti. E aggiungiamo noi: la pazienza pure. Perché se è vero che ormai il danno della retrocessione in C è irreparabile, ora bisogna almeno intervenire con una dote che probabilmente è mancata notevolmente in questi anni: la consapevolezza. Quella che rifondare una rosa, una società, una realtà che ha palesato problemi atavici e non risolti sarà tutt’altro che semplice o immediato. È bene capirlo subito, metterselo in testa. Sarà importante ripartire sì, ma farlo a fari spenti, rimboccandosi le maniche con umiltà, senza proclami di subitanea risalita o petto gonfio. Ci siamo già passati, non più tardi di tre anni fa, quando dopo le stagioni in A si è approcciata la nuova categoria con editti di sicuro successo, malamente tradotti sul campo in una soffertissima salvezza all’ultimo tuffo. Oggi non c’è più nemmeno quella.
Il nuovo progetto richiederà tempo
Stavolta proviamo ad agire di anticipo, o forse semplicemente a guardare in faccia la realtà. Gli esempi pregressi dicono che ci vogliono anni (in qualche caso anche tanti) per provare a tornare in Serie B e risalire la china, anni di sudore e assestamento, fino a trovare la giusta quadra. Prendiamo solo ad esempio le squadre promosse nelle ultime due estati: il Vicenza è passato per campionati di spese e di alta classifica, da una finale play-off persa e da 4 anni di purgatorio, il Benevento 3 e l’Arezzo addirittura 20. Di quelle della stagione appena conclusa l’Avellino ce ne ha messi 7, l’Entella 5 e il Padova 6, mentre il Pescara (ora nuovamente retrocesso) 4. Soltanto la Salernitana sta tentando di tornare su subito dopo una sola stagione e l’Ascoli dopo due, ma prima ci sono i play-off da superare. E sarebbero comunque una sorta di unicum.
C’è poi chi invece non ce l’ha proprio più fatta e gli esempi sono molteplici: Spal e Ternana sono addirittura fallite, il Crotone resta ogni anno appeso ai play-off, il Catania è passato da rinnovamenti e cambi che non hanno avuto effetti, Cosenza e Cittadella hanno fallito al primo tentativo. Numeri, evidenze di campo.
Senza proclami
Sarà così molto importante per lo Spezia ripartire dalla consapevolezza di dover riavviare da zero o quasi un processo inequivocabilmente interrotto, con un DS che conosca la categoria e che possa accelerare la rinascita, con una rosa composta perché no dai propri giovani e da elementi esperti, con un comparto tecnico in grado di gestire al meglio tutte le esigenze. No, non dateci dei gufi o dei corvi: c’è soltanto bisogno di un percorso serio e calibrato, possibilmente per non ritrovarsi a piangere ancora una volta su aspettative disilluse. Ma anche di analizzare con lucidità una categoria in cui lo Spezia sarà visto come il top club contro cui dare tutto, con uno stadio da A e con anni di stelle alle spalle. Un ostacolo in più, altroché. Aspettiamo il ritorno di Charlie Stillitano, ormai imminente. Poi si inizieranno a muovere i primi passi.

