1 Giugno 2026 - 15:39

Carpanesi: “Io, profeta in patria. L’impresa dell’85 la porto dentro”

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Pochi mesi fa Sergio Carpanesi è entrato ufficialmente a far parte della Hall Of Fame dello Spezia Calcio, con tanto di riconoscimento speciale nella galleria degli eroi. Il club bianco, poche settimane dopo i 90 anni dell’allenatore di storiche imprese, ha pubblicato un’intervista con tanti aneddoti e ricordi della sua esperienza nel Golfo e non soltanto. Un inizio complicato per lui, che dal Dopoguerra ha dovuto fare i conti con una rinascita anche sportiva purtroppo senza troppi mezzi. Fiorentina, Roma, poi la carriera da tecnico finalmente in casa. Eccone alcuni estratti.

Le parole di Carpanesi

Sulla sua carriera: “Nel 1953 mi chiamarono per un provino mentre ancora studiavo al Classico. Ho dovuto scegliere cosa fare, se inseguire il sogno o continuare gli studi e ho rischiato. Col senno di poi è andata bene, sono diventato subito campione d’Italia con la Fiorentina. A Spezia, però, da calciatore non arrivai mai”.

Sullo Spezia: “Cercavano un allenatore e volevano riportarmi a casa, si sono accorti che io non ero mai stato allo Spezia. Sono stato fortunato perché mi sono piazzato subito bene e abbiamo avuto un gran seguito. La squadra era in C2 nel 1985 e in un momento molto difficile e la piazza era amareggiata per i risultati mancati: non c’erano società né stipendi, ma ottenemmo la promozione in C1 in una maniera incredibile. Abbiamo fatto delle scelte, con giovani emergenti e bravi. Era il gruppo il segreto di quella squadra. Era diventata una società che guardava in alto. Tutti decisero di restare nonostante potessero andarsene. Quello che hanno fatto è stato eccezionale”.

Sul suo addio: “Poi ho deciso di dedicarmi a cose extra-calcistiche  e sono finito un pochino nel dimenticatoio, pensavo che la piazza meritasse altre cose e altre conoscenze”. 

Su Pillon e Spalletti: “Ho avuto la possibilità di indirizzarli su scelte corrette e su tante cose. Pillon andò a giocare al sud, Spalletti giocava ma non aveva delle qualità eccelse come le ha da allenatore. Sono state esperienze molto belle, dicevo le cose in faccia ai miei calciatori e dicevo loro le cose in faccia. Sono fortunato, apprezzo tutto ciò che ho vissuto. È emozionante che ancora oggi mi fermino e si ricordino di me”.

Su Vecchio: “Con lui che era il capitano abbiamo sempre cercato di operare con serenità e tranquillità, valutando le cose. È giusto non rompere tutto, altrimenti le cose vanno rifatte da capo. Non è facile essere profeta in patria, nella propria città, riuscirci è stato piacevole. Per tanti anni gli spezzini hanno fatto fatica a giocare a Spezia”.

Su cos’è lo Spezia per lui: “È la mia città, i miei inizi da ragazzo. Quando ho ritrovato questo posto per me è stato speciale, ho ritrovato persone che avevano dato molto e avevano diritto di ricevere cose importanti”.

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