28 Marzo 2026 - 09:30

Ferrer a SP: “Il ritiro mi ha fatto male, ma è un’opportunità. Se lo Spezia chiamasse tornerei subito”

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Lo raggiungiamo telefonicamente nella sua Tarragona, dove sta svolgendo il percorso di recupero dall’operazione all’anca, effettuata meno di un mese fa. Un intervento che ha di fatto messo fine alla carriera di Salva Ferrer, lo sfortunato terzino spagnolo che ha scritto pagine importantissime in maglia bianca. Ma il sorriso non gli è mai mancato, nemmeno ora. È quello di sempre, nonostante tutto. Con lui abbiamo parlato in esclusiva di ogni aspetto, da amici prima che da giornalisti o calciatori: perché Salva è questo. Genuino, sincero e schietto, ha accettato – e non è per niente scontato – di raccontarsi di tutto: i momenti belli, quelli brutti e il futuro che ora gli sorride da un’altra prospettiva, con tanti progetti e tante cose in ponte tutte da vivere. “Ora recupero, mi ci vorrà un po’. Ma spero che a calcio tornerò a giocare un giorno con i miei figli, per divertimento. E intanto a giugno mi sposo” ci racconta. Subito una bella novità per lui e la sua Nerea, che non ha mai smesso di stargli accanto e oggi è la compagna per la vita. Ve lo proponiamo tutto d’un fiato, diviso in più parti, perché uno spezzino doc come lui lo merita davvero.

Salva Ferrer si racconta in esclusiva

Innanzitutto ci dia buone notizie. Come procede il decorso post-operatorio?

Più che l’operazione in sé sono le sensazioni. Ho deciso già a fine anno scorso che non ce la facevo più. Io ora quindi mi sento davvero bene. Al di là dell’intervento, io oggi non sento più dolore all’anca: mi sembra di sognare rispetto a prima. Certo, sento il muscolo che deve recuperare e sta tornando alla normalità. Sto facendo la riabilitazione, devo camminare e rinforzare con palestra e bicicletta. Poi fra qualche mese potrò fare anche sforzi maggiori. È un processo consequenziale, riesco a camminare ma poco alla volta. Ora mi manca fare attività: posso fare palestra, camminate, ma mi manca tanto il pallone o l’allenamento. Tornare a giocare sarebbe folle: vorrebbe dire ripetere l’operazione in tempi molto brevi e non è possibile.  

Ha realizzato la sua scelta? Si è davvero reso conto che la sua carriera è finita a 28 anni appena compiuti?

Sì, ma ci vorrà tempo. Finché non avrò 36-37 anni ci penserò, perché magari sarebbe stato il termine naturale della carriera. Vedo Gyasi fare gol col Palermo e penso che gioca, vedo Hristov, Vignali, tutti in campo mentre io non posso e invece potrei essere lì con loro. Questi pensieri mi vengono ma provo a toglierli subito perché non mi fanno bene. Vedo il lato positivo, ho la fortuna di poter cominciare un altro capitolo della mia vita.

Magari è la possibilità per iniziare prima un nuovo percorso…

È quello che ho in mente, rimanere nel calcio. Magari cominciare in uno staff tecnico da più giovane può darmi un “vantaggio” su chi invece arriva dopo. Provo a pensarla così. Vedremo cosa riserverà il futuro, mi piacerebbe fare l’allenatore. Magari non subito, partire come vice, oppure match-analyst. Mi ci vedo, anche se naturalmente dipende da chi mi affianca. In Spagna ho preso anche il patentino da direttore sportivo, ma ad oggi non è qualcosa che metterei al primo posto. Sembra che non sappia cosa fare (ride n.d.r.), ma vorrei lasciare aperte tante opportunità.

E se lo Spezia dovesse richiamarla nel suo staff?

Sarebbe un onore, ci penserei. Mi sono sentito benissimo a Spezia, sono stato felice. Qui in Spagna stiamo bene, ma anche a Nerea manca Spezia. Non direi mai di no, per ora ci torniamo anche da turisti anche spesso.

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