28 Marzo 2026 - 10:00

Ferrer a SP: “A Udine ho pianto. Io sono stato davvero spezzino”

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Salva Ferrer resterà spezzino per sempre. Ci ha raccontato di un futuro tutto da scrivere, ma intanto c’è il presente. Il club ha infatti deciso di inserirlo nella propria Hall Of Fame a partire dalla prossima gara contro il Mantova, così da rendere la sua presenza nei sei anni nel Golfo imperitura e indimenticabile. Ma per lo spagnolo, che abbiamo intervistato in esclusiva, è soltanto uno dei tantissimi bei momenti vissuti con la maglia bianca addosso e che ci ha raccontato. Non sono mancate le emozioni, perché nella storia recente ci sono tante istantanee in cui c’è anche lui. 

Salva Ferrer, quanti ricordi…

Lo Spezia ha deciso di inserirla nella Hall Of Fame del club in occasione del match con il Mantova. Che sensazioni ha avvertito?

Per me è stato qualcosa di incredibile, nemmeno da immaginare tra dieci anni. Figuriamoci adesso. Il fatto che lo Spezia abbia pensato a questo è stata la mia più grande soddisfazione, un riconoscimento per chi mi ha conosciuto di più ed è stato con me. Con la gente di Spezia e con quella maglia ho vissuto i migliori anni della mia carriera e anche della società stessa. È come rivivere tante cose insieme, indimenticabili e felici.

Già, lo Spezia. Dal 2019 è diventato più che una seconda pelle. È impossibile trovare un momento indimenticabile fra i tanti?

Mi porto dietro l’affetto dei tifosi, dentro e fuori dal campo, in città, in centro. Mi davano forza, manforte, sono sempre stati vicini e rispettosi nei miei confronti. Ogni obiettivo raggiunto insieme è stato bellissimo. Quello che mi rimane di più è il vivere la città, il calcio, quelle emozioni. Essere spezzino.

E sul campo? La partita contro CR7, la salvezza a Udine, la promozione in A…

Ne ha dette tante, tutte splendide. Il ricordo più forte è stata la partita a Cesena con la Juventus, perché abbiamo realizzato di essere fra i grandi. Ma per emozione e per quello che mi ha dato, la partita di Udine mi ha reso protagonista. È come se avessi dato un aiuto clamoroso alla squadra, avevo quasi le lacrime al 45′: mancava un altro tempo e avevo già fatto due assist. Ho solo pensato ‘dai che ci salviamo’, l’ho sempre sentito molto dentro. Ho pianto davvero alla fine, volevo con tutto me stesso che lo Spezia rimanesse nella massima categoria.

Italiano e Thiago Motta, due tecnici molto diversi. Che cosa le hanno lasciato?

Vincenzo aveva una fame incredibile, faceva un calcio bello da giocare, ti faceva sentire bene. Quella squadra aveva un’ambizione gigante, faceva credere di potercela fare sempre e contro ogni avversario. Di Thiago ho apprezzato tante cose: l’umiltà di uno che ha vinto tutto e invece lavorava tantissimo, aveva tanta motivazione, parlava tanto di calcio anche a pranzo, per entrambi ho dato tutto. Mi sento tanto legato a loro anche se non parliamo così spesso, sono fra le persone più importanti della mia carriera.

Anche perché proprio da lì è partito tutto. Quando è arrivato a Spezia era poco più che un ragazzino timido.

Ricordo bene, mi capita di riguardare indietro e penso a ciò che mi dicevano anche a casa: “È importante capire la cultura del posto in cui vai”. Io l’ho fatto, rispettando la gente del posto in cui ho vissuto, con la sua lingua e le sue tradizioni. Per me è stato fondamentale imparare subito l’italiano, certe volte ci ripenso e vedo che non sono certamente lo stesso di prima. Ringrazio lo Spezia per avermi fatto diventare uomo. Non puoi giocare in Italia se non diventi tale, mi sono evoluto come calciatore entrando nella cultura dello sport del vostro Paese. Grazie a tutti voi ho imparato cos’è l’Italia ed è bellissima: ho un ricordo indelebile. Poi, in effetti… non siete così tanto distanti da noi. 

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