Con l’Italia fuori dall’ennesimo Mondiale si apre una nuova riflessione sul calcio italiano e Il Secolo XIX si concentra anche sulla situazione che si respira a La Spezia, una città che vive di questo sport. La sconfitta contro la Bosnia racconta infatti proprio una crisi strutturale profonda: settori giovanili obsoleti, metodologie di lavoro poco innovative, troppa tattica e valorizzazione del singolo, mancanza di tecnici qualificati e meno vocazione. Aggiungiamoci troppi calciatori stranieri e carenze di strutture sportive a completare il gioco. E pure a Spezia non cambia molto.
Situazione difficile
Il quotidiano ha chiesto un parere a vari dirigenti locali, che hanno avuto una convergenza su molte cose: “Quando si falliscono obiettivi importanti bisogna dimettersi. La politica moralizza ma ha le sue colpe: gli stranieri costano meno a differenza delle altre nazioni. Un intervento della Federazione potrebbe studiare incentivi per la crescita” dice Cambrin, vicepresidente del Don Bosco Spezia. Di avviso simile Luti, responsabile del settore giovanile della Tarros: “Allenatori poco formati, le strutture non aiutano, troppa tattica e non si lavora a step“. E poi Glauco Bologna, presidente dell’Atletico Ceparana 2025: “Poca valorizzazione dei nostri giovani e ricambio generazionale, mancano investimenti sulle infrastrutture e c’è troppa ricerca della fisicità“. Sono solo alcuni dei pareri, cui si aggiungono quelli di Baldi (Spezia Calcio Popolare), Agotani (Mamas), Petrucci (Pontremolese, Tarros, San Marco Avenza), Camicioli (Beverino), Cappi (Pianazze), tutti concordi su problemi strutturali del nostro calcio.
Ultimo titolo… nel 2016
E anche a livello di risultati non si va molto meglio. Come si legge, l’ultimo titolo regionale giovanile vinto in provincia risale a 10 anni fa, con i Giovanissimi 2001 della Tarros Sarzanese che vinse il titolo dopo altri 10 anni abbondanti di assenza. In totale sono arrivati tre titoli regionali in 23 anni. Non certo un granché.

