31 Maggio 2026 - 11:30

Il Picco un museo a cielo aperto. Statue e storie iconiche allo stadio

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Lo stadio Alberto Picco non è soltanto la casa dello Spezia Calcio. È un luogo ricco di storia, memoria e simboli che raccontano quasi un secolo di sport spezzino. Il Secolo XIX oggi in edicola propone un viaggio all’interno dell’impianto di Viale Fieschi. Tra gli elementi più iconici dell’impianto di viale Fieschi ci sono senza dubbio le due imponenti statue collocate ai lati del portale monumentale: due figure atletiche che dominano l’ingresso dello stadio e che, ancora oggi, incuriosiscono tifosi e appassionati. Una raffigura un calciatore con il pallone accanto al piede, l’altra un atleta intento al lancio del disco. Due opere che incarnano perfettamente l’estetica monumentale degli anni Trenta, tra richiami classici ed esaltazione della forza fisica tipica dell’epoca fascista. Ma dietro quei volti e quei muscoli scolpiti nel cemento si nasconde una storia poco conosciuta: il modello utilizzato dallo scultore Enrico Carmassi non era né un calciatore né un discobolo, bensì un pugile spezzino.

Alfredo Oldoini, il campione che ispirò le statue del Picco

A prestare il fisico per le due celebri statue fu infatti Alfredo Oldoini, pugile spezzino nato nel 1914 e diventato uno degli sportivi più noti della città nel corso degli anni Trenta. Oldoini conquistò tre titoli italiani in categorie differenti — medi, mediomassimi e massimi — imponendosi come uno dei volti più popolari della boxe nazionale. Fu proprio la sua struttura atletica, asciutta e potente, a colpire Carmassi, artista già affermato all’epoca e profondamente inserito nella cultura figurativa del Ventennio. Le statue del Picco, alte quasi tre metri, vennero pensate per svettare sopra il pubblico e trasmettere un’idea di forza, giovinezza e disciplina. Un modo perfetto per esaltare forza e prestanza fisiche.

Il valore artistico delle opere monumentali del Picco

Le due statue sono realizzate in cemento, materiale particolarmente difficile da lavorare ma molto utilizzato nell’architettura monumentale del periodo. Alla Spezia operavano artigiani di altissimo livello, spesso rimasti nell’ombra, capaci di trasformare i modelli in gesso degli artisti in opere definitive. La data esatta dell’installazione resta ancora oggi un mistero. Il portale monumentale dello stadio fu inaugurato il 28 ottobre 1932, ma le fotografie dell’epoca mostrano chiaramente l’assenza delle statue, aggiunte solo successivamente. La storia del Picco è strettamente legata anche alla memoria dei giovani sportivi spezzini caduti durante la Prima Guerra Mondiale. Lo stesso stadio porta il nome di Alberto Picco, giovane dirigente e calciatore dello Spezia morto sul Monte Nero nel 1915 ad appena vent’anni.

Accanto a lui vengono ricordati altri nomi simbolici della storia bianca come Ferruccio Francesconi, Bruno Zambelli, Paride Ferrari, Ciro Orsini e Umberto Toso. Tutti giovani legati allo Spezia Calcio e travolti dalla tragedia della guerra. Nel corso degli anni il Picco è diventato molto più di uno stadio: un luogo dove sport, identità cittadina e memoria collettiva si intrecciano continuamente. Le statue di Carmassi, ancora oggi, rappresentano uno dei simboli più affascinanti di questo legame profondo tra la città e la sua squadra. Nel tempo lo stadio Alberto Picco ha subito numerosi interventi di ampliamento e ristrutturazione, ma il fascino del suo ingresso monumentale è rimasto immutato. Quelle due figure atletiche osservano ancora oggi migliaia di tifosi entrare sugli spalti, custodendo un pezzo importante della storia sportiva spezzina. Dietro quei volti scolpiti non c’è soltanto l’estetica di un’epoca, ma anche il ricordo di uomini, atleti e giovani che hanno contribuito a costruire l’identità dello Spezia Calcio e della città della Spezia.

Picco

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