Luca D’Angelo, ormai libero contrattualmente dallo Spezia, ha raccontato ai microfoni de Il Secolo XIX i suoi pensieri sul difficile anno appena trascorso e culminato con la dolorosa retrocessione in C. Ed è ripartito proprio dal principio, ovvero dalla decisione di rimanere anche dopo la finale play-off: “Forse sarebbe stato meglio separare le strade lì, ho avuto dubbi di ripetere l’annata precedente e di non riuscire a stimolare ancora i calciatori. In ritiro avvertimmo subito un’aria diversa, non e la sono sentita di lasciare e gli altri hanno ragionato come me. Abbiamo sbagliato tutti” commenta. Poi aggiunge: “A volte si sbaglia per troppa passione. Avevamo patito tre cambi societari e tanti stimoli“.
L’esonero e il rammarico
Da lì fu tutto una ripida salita, culminata con l’esonero: “Fu duro, non me l’aspettavo allora ma capivo che stava arrivando. Ho accettato, ma forse non era quello il momento perché la squadra si stava riprendendo e qualche infortunato stava rientrando. Forse aspettare avrebbe sistemato…“. Poi D’Angelo ha avuto anche alcune proposte, ma quando c’è stata la possibilità di tornare non ci ha pensato due volte: “Ho scelto il difficile. E pago ancora oggi” dice amaramente. La sconfitta di Carrara, aggiunge, fu quella che certificò una retrocessione dietro l’angolo. Ma il calcio è anche questo. “Ho amato lo Spezia, la città, i tifosi, tutto. Gli errori si fanno, oggi il mio telefono suona meno“.
Quegli errori…
È ora anche il tempo di riflettere: “La dirigenza mi ha messo in dubbio alla prima difficoltà vera dopo un anno e mezzo. Io, dal canto mio, ho sbagliato scelte e valutazioni. Magari dovevo essere più razionale“. E anche l’addio è stato per quanto possibile d’amore e d’accordo: “L’intesa è arrivata in mezza giornata, poi se ne sono occupati i commercialisti“.

