In occasione dei 120 anni dello Spezia, nello speciale de La Nazione sulla ricorrenza delle Aquile, ha preso la parola anche Thiago Motta. L’italo-brasiliano, artefice dell’incredibile seconda salvezza in A, ha lanciato un bellissimo messaggio alla piazza: “Dico grazie a Spezia e alla sua gente per come mi hanno accolto, per il sostegno e per l’affetto che c’è ancora oggi. Auguro al club la stessa passione e la stessa voglia di lottare, perché lì la gente chiede di dare tutto e lottare. 120 anni si costruiscono così” il suo pensiero.
Una pagina indelebile
Motta ripercorre quella indimenticabile annata: “Una bella pagina in una storia grande, eravamo una squadra giovane con un ritiro assurdo complicato dal Covid e il mercato invernale bloccato, tutti ci davano per già retrocessi. Lavorammo ogni giorno con grande impegno e senza scuse. Per me oggi ricordare quella stagione è la più grande soddisfazione, anche se non conoscevo da subito le abitudini e le persone, ma gli spezzini sono diretti e ti rispettano se lavori“. Fu un campionato con tanto rischio di esoneri: “Non ci ho mai pensato, ricordo solo lo spogliatoio andato oltre ogni difficoltà. Abbiamo battuto il Napoli e il Genoa, una candidata al titolo e un derby. Ma sono sempre stato fiducioso anche dopo il 6-1 di Roma“.
Poi l’addio: “Il club ha deciso di fare altre scelte, succede nel calcio. Non porto rancore, ma guardo a quanto fatto e in tanti mi hanno fermato per strada nei momenti dei saluti e mi hanno scritto per ringraziarmi. Quella è stata la prima stagione intera in A e ho capito tante cose di questo lavoro, oltre al fatto che la parte umana è quella che conta di più. Spezia mi ha accolto come una di loro chiedendomi solo di essere sincero e lavorare. Un legame che resta” aggiunge Motta. Nella speranza di tornare un giorno al Picco: “Sarà una gioia vera e sincera perché quello stadio è speciale. L’affetto è corrisposto” chiude.

