Avete mai fatto il giochino del pro e contro? Più o meno sempre, ogni volta che c’è una decisione da prendere (o già presa) si soppesano i fattori favorevoli e meno per far propendere l’ago della bilancia. Un esercizio in cui si sarà sicuramente speso anche Charlie Stillitano, in accordo con il patron Roberts, prima di provvedere a dare il saluto all’amico fraterno Donadoni. Un cambio che a molti è parso tardivo, viste le sole sei giornate a disposizione, ma con ancora un margine di salvezza della stagione e della categoria. A questo punto del campionato, probabilmente, richiamare D’Angelo (ancora sotto contratto) appariva la soluzione più logica piuttosto che cercare un terzo allenatore (con legittime difficoltà), ma adesso resta da capire che cosa ci si può aspettare di positivo e di negativo da questo nuovo mini-percorso insieme.
Risvolti positivi
Sono sicuramente tante le buone indicazioni per l’Omone, che è innanzitutto amatissimo dalla piazza. In generale, i tifosi conservano di lui la salvezza di due stagioni fa e la splendida cavalcata con record di punti dell’anno scorso e daranno sicuramente tutto l’apporto. C’è poi la questione tattica: lo Spezia, anche dopo il suo esonero, ha continuato a giocare praticamente sempre con lo stesso modulo 3-5-2, salvo rari casi. E in questo senso, anche il tanto auspicato sistema a quattro paventato da Donadoni non si è praticamente mai visto. Di fatto, quindi, D’Angelo può lavorare più o meno in continuità. Ancora: il tecnico ritroverà un Artistico profondamente rinnovato, oggi perno assoluto dell’attacco. Dagli zero gol agli undici ad ora all’attivo, il centravanti ha avuto una crescita esponenziale. Poi il mercato: da gennaio lo Spezia ha rivoluzionato la sua rosa, inserendo tanti giocatori spesso provenienti dalla A, che Donadoni non è mai riuscito a valorizzare. Ora toccherà a lui, con potenziali possibilità di variare. Infine, la bella novità dell’ingresso di Beppe Vecchio nello staff: un uomo Spezia in piena regola che aiuterà non poco.
Risvolti negativi
Parallelamente, però, bisogna anche lucidamente tenere conto di altri fattori. Prima di tutto, il fatto che all’entusiasmo per il ritorno del tecnico fa da contraltare la difficile prima parte di stagione: non vanno dimenticati i miseri 7 punti in 11 gare (pur con le due decisive topiche di Sarr) e le tante partite poco soddisfacenti. In aggiunta, ma è qualcosa di fisiologico, il poco tempo a disposizione: è vero che c’è la sosta, ma tentare di incidere pur conoscendo il gruppo in sole sei partite sarebbe difficile per chiunque. In sostanza, se cambio doveva essere andava fatto prima. Il terzo fattore si rifà a un tema già trattato, perché di fatto è anche in questo caso il mercato: i giocatori arrivati non sono sembrati funzionali alle esigenze e a parte Bonfanti e Romano dagli altri ci si aspettava molto di più. Con Donadoni molti hanno fatto fatica, ma non è detto che con D’Angelo le cose cambino. Nella speranza che almeno per quanto riguarda gli infortuni si fermi un’emorragia che dura da tutta la stagione.

