Ora il verdetto è davvero definitivo ed è inesorabile. Lo Spezia è in C dopo 14 anni di onorato servizio ai piani alti del calcio che conta. Uno scenario clamorosamente annunciato e per certi versi anche atteso, materializzatosi all’Adriatico di Pescara a braccetto con gli abruzzesi. Ma non c’è soltanto il risultato del campo: a questa squadra – spiega La Nazione – è mancato anche l’orgoglio, che almeno non doveva mancare. In una gara che avrebbe richiesto rabbia, carattere e dignità, c’è stata invece l’ennesima prestazione vuota e senza mordente. Anzi, è stato il Pescara a farsi preferire.
Tutti sotto esame
Le responsabilità ora sono inevitabilmente di tutti, perché il fallimento è collettivo e coinvolge ogni livello. Il club ha dimostrato di poter meritare altro che la Lega Pro, anche se gli enormi errori fatti in questa stagione sono fin troppo evidenti. Le scelte degli allenatori, il mercato, tutti sono sotto esame. Anche perché il tempo degli errori adesso è davvero finito: bisogna ripartire con idee, credibilità e rispetto per una piazza che non merita tutto questo.
IL CAPOLAVORO AL CONTRARIO È COMPLETO: SPEZIA ULTIMO CON DISONORE
