Saranno (quasi) 18 anni. Dal 18 giugno 2005 non vedevamo più uno spareggio in Serie A, dopo la decisione di affidarsi agli scontri diretti per dirimere arrivi a pari punti su ogni fronte: scudetto, qualificazioni europee, retrocessione. Si torna in campo per un supplemento di campionato con l’obiettivo di non retrocedere, come accadde l’ultima volta tra Parma e Bologna. Come scrive Tuttosport, a differenza è nella formula, non più andata e ritorno ma gara secca in 90’ e, in caso di parità, niente supplementari tra Spezia e Verona, protagoniste dell’appendice dopo aver chiuso a quota 31. Si giocherà domenica 11 a Udine. Una scelta, quella della Dacia Arena, che verrà ufficializzata oggi dalla Lega ed effettuata in una rosa con Reggio Emilia (la favorita, bloccata dal prefetto per organizzazione dell’ordine pubblico), Empoli e Lecce. Una location che solleva dubbi per la differenza di distanze (250 chilometri da Verona, il doppio da La Spezia: città già in subbuglio ieri notte) e per la rivalità tra la tifoseria veronese e quella udinese, gemellata con Vicenza. Negli occhi c’è ancora il pandemonio di quanto accadde in Udinese-Napoli, per questo si sta ragionando sull’orario, con una idea pomeridiana che eviterebbe anche l’incrocio serale con Bari-Cagliari, finale di ritorno dei playoff di B.
Un nuovo faccia a faccia
Una coda di stagione di cui avrebbe fatto volentieri a meno lo Spezia che, con il vecchio regolamento, si sarebbe salvato, per il vantaggio accumulato negli scontri diretti: successo a Verona all’andata per 2-1 e 0-0 al ritorno. Una partita, quella del 13 novembre, che aveva visto salire i liguri a un confortante + 8 in classifica (13 punti contro 5) sui prossimi rivali. Era l’ultima giornata prima della pausa per il Mondiale e, dopo Qatar 2022, il mondo si sarebbe ribaltato per lo Spezia. A gennaio la società metteva mano alla squadra, facendo cassa con la cessione di Kwior all’Arsenal e ingaggiando elementi che non sarebbero stati all’altezza (Shomurodov, 15 presenze e un gol) o gente come lo sloveno Cipot e il lettone Krollis. Poco dopo, incassato il 2-2 in rimonta dall’Empoli, veniva esonerato anche Luca Gotti, ritenuto troppo legato a uomini della gestione precedente, e il nuovo dg Eduardo Macia ingaggiava Leonardo Semplici. A bocce ferme, i due hanno avuto una media punti pressoché simile (0.86 per Gotti e 0.80 per Semplici), ma il cambio metteva la squadra in difficoltà dal punto di vista tattico (il nuovo allenatore abbandonava l’abituale 3-5-2 per passare al 4-3-3) e mentale. Un esempio? La crisi realizzativa di Nzola. Ora un nuovo faccia a faccia per la sopravvivenza, dopo il playout del 2007, quando lo Spezia di Antonio Soda mandò in C1 il Verona del subentrato Gian Piero Ventura.
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