La Nazione oggi in edicola analizza la situazione attuale dello Spezia a livello di costi e prova a stilare un piano di riorganizzazione all’interno del club. Qualcosa di necessario per affrontare la Serie C senza che sia un bagno di sangue e soprattutto facendo collimare il più possibile le spese con i ricavi. Servirà una ristrutturazione drastica, anche perché le entrate ora saranno molte meno.
Dai diritti TV al branding
Il quotidiano calcola che alla società mancheranno dai 5 ai 7 milioni di diritti TV, passando agli esigui introiti di Sky per la C (sotto il milione). Di fatto una perdita dal 90%, con un piccolo compenso dato dal piccolo paracaduta di discesa dalla Lega B. E poi c’è il tema sponsor: quelli nazionali prevedono decurtazioni o rescissioni in caso di retrocessione, obbligando il marketing a orientarsi su partner locali con meno introiti.
Il costo delle strutture e del personale
Non da meno la questione strutturale: lo Spezia deve gestire gli oneri di un centro sportivo a Follo e di uno stadio Picco da categoria superiore, che da asset rischiano di trasformarsi in laute spese anche solo per la manutenzione. Non solo, perché il vero nodo è anche il costo del personale: oltre al monte ingaggi della squadra, che prevede risoluzioni di contratti improponibili in categoria, c’è anche da fare i conti con le rigidità della Lega Pro che riduce a 23 i presenti in lista. L’utilizzo di giocatori fuori lista o il mancato rispetto delle quote provocano anche multe salate. Un lavoro decisamente grande per tutte le componenti, che non dovranno ora più sbagliare.

